martedì, 26 agosto 2008
Due gatte, due gatti, buona sera.
Vi abbiamo riuniti per comunicarvi che abbiamo un nuovo affiliato, un altro coraggio sito che in sprezzo al pericolo, alle insidie e all’egemonia femminile, s’è unito al CLI.
I Criticoni.
Li troverete, fra l'altro in una nuova veste grafica e non solo.
Vi rammentiamo anche gli altri alleati:
recensione a cura di Selenya_Solarya, 18:28
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lunedì, 07 luglio 2008
Titolo: Ricordi di bambina
Autore: Michiru Kaiou
Link: Circolo Letterario degli Impopolari, Exquisite Folly, Phantasma (archivio personale)
Serie: Magic Knight Rayearth
Genere: Introspettivo
Rating: verde
Note: nessuna.
Tipologia: Racconto Autoconclusivo.
Riassunto: Ricordo ancora le terre di Austina, bagnate dal mare, immerse nel volteggio dei granelli di sabbia e dello stridio dei gabbiani.
Lo scorso novembre, ricevetti una email relativa ad una mia one-shot da parte di Michiru: mi chiedeva, in maniera squisitamente gentile, se poteva utilizzare alcuni miei elementi per una storia, ideata proprio in seguito alla lettura in questione. All'epoca non conoscevo Michiru, né tantomeno il suo modo di scrivere, ma non ritenni questo una ragione per rifiutare e, anzi, cercai di offrirle tutte le informazioni cui potesse avere bisogno. A tempo debito, mi inviò quella sua "riflessione". È non senza compiacimento che mi posso dire orgogliosa e onorata del modo in cui una piccola frase, un dato che passa tranquillamente in sordina, ha saputo stimolare l'immaginazione di un lettore, tanto da non solo creare qualcosa di nuovo ed inatteso, ma persino qualcosa che viene spontaneo chiedersi "ma perché non ci ho pensato prima io?"
In questa breve riflessione ritroviamo la Principessa Emeraude, in un tempo non precisato fra la sua nomina a Pilastro e il momento in cui invoca i Cavalieri Magici, ed i ricordi della sua infanzia, quando era qualcun altro la Colonna Portante del mondo in cui viveva. Un'infanzia serena, felice, in cui poteva respirare a pieni polmoni una libertà dal profumo di mare e correre a piedi nudi sulla rena, inseguendo i gabbiani: ricordi splendidi, senza ombra di dubbio, ma che al tempo stesso fanno male e rendono tutto più amaro tanto stridono con la realtà attuale della sua vita, i cui giorni trascorrono gli uni uguali agli altri, fra le preghiere per il benessere di tutto il suo mondo e la felicità dei suoi abitanti. Una realtà diametralmente opposta, dove non ci sono più gli orizzonti infiniti delle marine ed il volo dei gabbiani, ma solo un susseguirsi di doveri, senza alcun diritto o quasi (ed in effetti, chi conosce questa serie potrebbe chiedersi se effettivamente la Colonna avesse dei diritti, o se se li giocasse nel momento stesso in cui sceglie il modo in cui il Sistema deve fungere). Una realtà dove le pareti di un palazzo sono la mera rappresentazione fisica di uno stato, di un sentimento di occlusione quasi claustrofobico, e ci si chiede solo: riuscirà ad uscirne?
recensione a cura di ReineMauvaise, 14:14
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venerdì, 07 marzo 2008
Gentili quattro felini e pulcini ivi convenuti, mettiamo in chiaro alcune cose: questa storia non è adatta ad un pubblico minorenne; io non sono la vostra guardiana e so perfettamente che esistono adolescenti ben più maturi di persone adulte, ma l’avviso resta.
Mi sono spiegata?
Bene.
Titolo: Ercole Imperiale
Autore: lalla
Link: EFP ; Lalla world.
Serie: "Il Gladiatore"
Genere: Storico, drammatico, slash.
Rating: Rosso
Note: Scene di sesso.
Tipologia: Racconto Autoconclusivo.
Riassunto: "L'ennesima variazione sul tema di Massimo il Gladiatore, anche se questa volta il ruolo di protagonista non spetta a lui..."
Questa storia ha nel suo prologo la fine, ragion per cui preferisco glissare sulla descrezione, il testo è sin dalle prime righe sofferto, una malinconia che sembra sfiorare il lettore con brevi accenni al passato.
Un inizio commuovente, almeno per chi è nel “mood” giusto, infatti le lacrime fugaci sono state asciugate in fretta. Dobbiamo leggere una storia, scoprire chi ne sia il protagonista e come sia giunto, con lo stilo fra le dita, a vergare le memorie che ci consegnerà.
Lisicrate è uno scultore di Roma: un uomo raffinato e colto, abile nel proprio lavoro e generoso con i suoi servitori, non un illuminato già pronto a firmare il Trattato di Ginevra, ma un conoscitore dell’animo umano della propria miseria e della sua incredibile nobiltà.
La narrazione ha per incipit la morte di Marco Aurelio Antonino, uno fra i più amati e giustamente ricordati Cesari dell’Urbe e di quello che allora era il mondo.
La giovinezza di Lisicrate è segnata da due presenze maschili forti: Apollonio, il patrigno e Callimaco, marmisti dalle opposte sorti; il primo vittima della peste ed il secondo mentore del nostro giovane.
Divenuto sufficientemente agiato, respinge numerose richieste di matrimonio perché ritiene non sia più un suo dovere dare una discendenza alla propria gens (famiglia, insomma), inoltre sarebbe una pura formalità: Lisicrate è omosessuale, lo diciamo in termini moderni e non ci giriamo intorno.
Il suo primo amore è assai infelice, ma non dirò oltre.
Lisicrate è agiato, apparentemente soddisfatto e con impiego che ama.
Una piccola nota sulla trama da zietta: leggete la descrizione sintetica che viene data degli dei greco – romani.
Non aggiungo altro, ma è una perla di sarcasmo di rara classe. E poi l’abbiamo sempre pensato, suvvia!
-.-
Segue il primo incontro con Commodo, principe imperiale viziato, violento e privo di qualsiasi freno, una sorta di moderno bullo a cui la madre guarda con indulgenza, convinta che la brutalità sia sinonimo di virilità ed ogni crudeltà frutto d’inesperienza.
Lisicrate, ottimisticamente, auspica non regni… La Storia non gli darà retta.
Un bel (?) giunge un’ordinazione: scolpire una statua votiva di Diana, ma Lisicrate gioca le sue carte e convince il cliente che l’omaggio vada fatto ad Ercole.
Lo scultore ha un modello per tale opera: un gladiatore senza volto scorto nell’ Anfiteatro Flavio, uno schiavo appartenente a Proximo, combattente liberato da Marco Aurelio e divenuto rispettato lanista.
Lisicrate vuole immortalare l’Ispanico, il generale Massimo Decimo Meridio.
Da questo punto, tocca a voi scoprire cosa ho taciuto.
La storia, scorrevole ed impregnata della sottile satira verso i debosciati costumi dell’Impero e della tristezza di un personaggio solitario, forse arrogante, capace di amare con passione e disperazione.
La fanfiction è accurata dal punto di vista storico e linguistico, a tratti brutale in altri dolce e lieve quanto la voce (immaginaria) del narratore.
Una lettura coinvolgente, adatta anche a coloro che non hanno amato “Il Gladiatore”, perché questa è la storia di una passione, di un artista, questa è la storia di un uomo.
Un racconto che vale la pena di essere letto con calma, per assaporare le sensazioni, le immagini e persino gli odori che l'autrice ci comunica con poche parole.
recensione a cura di Selenya_Solarya, 11:37
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martedì, 04 marzo 2008
Categoria: Originali
Genere: Storico
Rating: Arancione
Note: Nessuna
Tipologia: Racconto Autoconclusivo
Riassunto: 1° Agosto 1944: Varsavia insorge. Per due mesi i polacchi lottarono contro le forze preponderanti dei nazisti. Un episodio poco noto della Seconda Guerra Mondiale. ATTENZIONE! Racconto del mese (editato e corretto) sul sito www.colonnedercole.org.
È la guerra. Anzi no, è la resistenza. È questo lo scenario in cui si viene catapultati aprendo la storia di cassiana. Subito, immediatamente, senza transizioni a rendere meno aspro il contatto. Unica introduzione, la citazione di alcune strofe della canzone di Battiato, Radio Varsavia, che davvero lascia l’idea di un comunicato radio. È la resistenza contro i nazisti: Varsavia che decide di rialzare la testa, e che resiste per un paio di mesi, sperando in un aiuto alleato che non arriverà. E sono gli ultimi, tragici giorni di questa resistenza più onorevole che fortunata che cassiana decide di raccontare, descrivendola attraverso una manciata di personaggi (alcuni reali, altri inventati) tra i quali ci troviamo a saltellare, sposando ora il punto di vista del piccolo Janek, ora quello del dottor Antoni, ora quello del comandante Bor. Lungi dal creare confusione, questi continui cambi di prospettiva regalano al lettore una panoramica globale di ciò che poteva significare resistere in senso lato: non solo, quindi, dall’ottica di chi combatte, né solo dall’ottica di chi subisce, né solo dall’ottica di chi si adopera come può per aiutare. Un ottimo escamotage per un racconto storico, che evita l’accademismo e la noiosa retorica e che viene qui usato in modo molto sapiente.
Il lavoro di documentazione che ha preceduto la stesura (nonché l’interesse dell’autrice per l’argomento del racconto) sono manifesti nella vividezza delle immagini descritte: non si ha la minima difficoltà a cercare di immaginare lo scenario nel quale gli eventi avvengono, anche perché cassiana non si limita a descrizioni visive, ma aggiunge ad esse profondità grazie all’annotazione dei rumori, degli odori, delle sensazioni sgradevoli o piacevoli o semplicemente particolari. Sembra di sentir frusciare la velina dei messaggi che Janek porta abusivamente agli insorti. Sembra si sentire l’orribile puzza delle fogne o l’odore di fumo seguito all’incendio dell’ospedale. E sembra di sentire con le proprie orecchie il passo cadenzato dei polacchi che, costretti alla resa, escono dalla loro città, andando incontro ad un destino tragico che però, forse, ancora non immaginano davvero.
La storia è quindi completa, approfondita, attenta e ben architettata. La scrittura si dipana gradevole, mai sovrabbondante, nemmeno quando la vicenda raggiunge i suoi picchi di patetismo, sempre ben calibrata. Qualche piccolo dettaglio – del resto, piuttosto insignificante nel suo peso effettivo – poco verosimile non cambia la mia opinione su questo lavoro che è davvero molto bello, e che oltre a questo ha il pregio di trattare un episodio spesso snobbato da chi scrive negli archivi, ma non per questo meno interessante. Lodevole è anche l’inserzione, tra le note, di riferimenti a cui trovare maggiore materiale in proposito, per chi ne volesse sapere di più. È sempre bellissimo invitare a condividere ciò che si sa con chi, magari, ne sa di meno.
recensione a cura di LanAwnShee, 11:08
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mercoledì, 20 febbraio 2008
Lettori e lettrici, autori e autrici, curiosi di passaggio e naviganti che hanno sbagliato indirizzo, ci è parso opportuno scrivervi due righe per segnalarvi una modifica ad alcune delle recensioni presenti nel blog che si è resa - nostro malgrado - necessaria. Forse sapete che, ultimamente, l'archivio Out of Time ha avuto vita piuttosto travagliata e che, recentissimamente, ha subito una radicale trasformazione. La sua webmistress, Gilraen, ha infatti deciso di rivedere il suo progetto iniziale e di renderlo un archivio privato o tematico. In ogni caso, Out of Time ha smesso di essere un archivio pubblico, dunque le pagine con le storie degli altri autori non sono attualmente più accessibili ai naviganti. Ne consegue che i link ai racconti recensiti su questo blog che rimandavano ad Out of Time non sono più validi: onde evitare di indirizzarvi verso un odioso messaggio "Pagina non trovata", ci siamo viste costrette dagli eventi a eliminare tali link e a sostituirli con quelli ad altri archivi dove la storia fosse ancora visibile.
recensione a cura di LanAwnShee, 19:19
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martedì, 18 dicembre 2007
Titolo: Era una notte buia e tempestosa
Autore: Jean Genie
Link: The Rose Garden, Anonima Autori
Categoria: Originali
Genere: Gotico
Rating: il sito non prevede l'attribuzione di un rating. Tuttavia, vista la mancanza di elementi problematici di sorta, la storia può essere fruibile da chiunque
Note: Nessuna
Tipologia: Racconto Autoconclusivo
Riassunto: Sulle sponde del lago di Ginevra c'è una villa. Lì, due secoli fa, una compagnia di scrittori ha dato una nuova forma all'orrore. Oggi, in quella stessa notte di giugno, qualcuno sta tornando a casa.
Phantasmagoriana. Tutto ha avuto origine da un gioco ispirato da quel libro. Manca poco al duecentesimo anniversario di quell’estate del 1816 in cui, per noia, presero vita alcuni dei personaggi destinati a segnare il lato più oscuro dell’immaginario collettivo: Lord Ruthven, creatura di Polidori, sarebbe diventato l’embrione del vampiro più famoso della storia, il Dracula di Stoker; la Creatura di Frankenstein, partorita dalla mente dell’ancor giovane Mary Shelley, era destinata ad esserne il fratello maggiore.
Perché questa introduzione quasi accademica? Perché essa è necessaria alla storia in questione. Non si tratta, come spesso accade, di una riproposizione narrativa di quella fatidica notte, non esattamente perlomeno. Si tratta di un vero e proprio gioco di specchi narrativo: un racconto gotico che gioca con la storia del gotico, che lo inserisce nel reale alterando le due dimensioni, cancellando i netti confini che siamo abituati a tracciare. Gli scenari, le immagini, perfino il linguaggio, tutto trasuda le stesse suggestioni che si ritrovano aprendo i grandi classici del genere che l’autrice ha saputo riprodurre in maniera molto sciolta, senza dare l’idea dell’artificio o dell’accumulo pesante. Eppure quanto accade accade nel presente contemporaneo, con tanto di turisti e rispettive fidanzate interessate alla Svizzera per l'erba e la cioccolata.
Attraverso i pensieri di Mary Shelley, il lettore ripercorre a livello emozionale le aspettative, le paure e le speranze di anime che, loro malgrado, non possono smettere il loro ruolo, non possono fare a meno di continuare a giocare con i loro compagni di quella notte, con le creature cui insieme avevano dato vita. Che sia una punizione? Può darsi. Può darsi che siano state punite per averci reso vittime dei loro archetipi. Per avere permesso che vampiri, monaci crudeli e creature mostruose si insinuassero nel buio delle nostre menti, nascosti, a nostra insaputa, per poi manifestarsi nei nostri pensieri quando ci sentiamo più vulnerabili e più spaventati. Ma è pur sempre grazie a queste presenze che il nostro fantastico si è arricchito, che la nostra cultura ha assunto una nuova sfumatura, anche se spesso lo dimentichiamo (come si sottolinea nella parte finale, molto funzionale a stemperare la drammaticità precedente, nonché a chiarire molte delle cose sottintese per chi avesse meno dimestichezza di altri col genere).
Era una notte buia e tempestosa è un racconto che pesca abbondantemente da una tradizione ben conosciuta dall’autrice, che sa gestirla al meglio, e che si snoda su più livelli, giocando a nascondino con le identità, sfidando il lettore a indovinare chi ci sia nell’ombra di un muro o di una citazione, ed ugualmente organizzandosi in modo da permettere anche ai non esperti di comprenderne il messaggio ultimo: quel gioco, iniziato nel 1816 a Villa Diodati, non è ancora terminato. E tutti noi, più o meno direttamente, stiamo ancora giocando.
recensione a cura di LanAwnShee, 13:07
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giovedì, 13 dicembre 2007
Finalmente è aperto:
Circolo Letterario degli Impopolari
Si ringrazia 'Tya per aver fatto da cavia per i form di invio (che abbisognano una ritoccata, ma fungono e questo è importante XD ).
Stappate lo champagne e abbuffatevi pure di stuzzichini: sul tavolo a destra ci sono tartine, tramezzini e salumi vari, su quello di sinistra pasticcini vari dai macaroon a quelli strabordanti di cioccolata (compresi i tartufi che ho fatto ieri), al centro le bevande.
Rammento che merendine dietetiche a 0% di grassi e con edulcoranti sono bandite dal buffet.
recensione a cura di ReineMauvaise, 12:09
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domenica, 09 dicembre 2007
In attesa che mi dia la tanto attesa mossa a terminare il sito ( purtroppo, voglia e tempo sono inversamente proporzionali fra loro, come le mie esimie colleghe del C.L.I. sanno), ho ritenuto opportuno "portarmi un po' avanti con il lavoro" per quanto riguarda il Progetto con cui inaugureremo il sito prossimo venturo.
Ma che caspita è un progetto, Rose?! vi starete chiedendo, ebbene, la risposta è semplice: una raccolta di storie, che hanno un filo in comune, scritte per il piacere di scrivere qualcosa insieme. Una specie di concorso dove non ci sono né vincitori né vinti, con la differenza che le storie non nascono solo da un'idea, ma anche dal dialogo con gli altri, dallo scambio di opinioni, da una chiacchierata fra serie e faceto attorno ad una tazza di té virtuale.
La scelta di questo tema m'é sembrata ovvia per il primo progetto: il sito del C.L.I. sta nascendo pian piano, e quest'atto non solo fisico, ma anche intelletuale, sentimentale e quant'altro vogliamo offre un discreto ventaglio di variazioni su tema che sarebbe interessante sviluppare, nevvero?
Le Regole Generali dei Progetti
- I progetti sono aperti a tutti gli autori che desiderino parteciparvi.
- Per aderire ad un progetto, è sufficiente lasciare un post nell’apposito topic del forum.
- Ogni progetto si sviluppa intorno ad un tema: ogni partecipante deve svilupparne una variazione, che deve essere comunicata nel topic.
- È vietato avere due o più storie che trattino della stessa variazione su tema.
- Tutte le storie devono essere autoconclusive.
- Un autore può partecipare con più di una storia.
- Non ci sono limiti di lunghezza se non quelli del buon senso.
- Ogni progetto ha una durata dai 3 ai 6 mesi, durante i quali i partecipanti potranno discutere del tema e delle sue variazioni.
- Man mano che le storie sono pronte, saranno postate nella sezione privata del forum e saranno rese pubbliche solo alla data stabilita.
- È preferibile che, una volta rese note, le storie siano postate solo sul sito del C.L.I., con l’unica eccezioni degli archivi personali, dove deve essere comunque presente l’appartenenza della storia in questione ad un progetto. Questa scelta è dovuta all’essenza stessa dei progetti: ovvero scrivere qualcosa insieme; altra ragione, è la probabile futura pubblicazione degli stessi (beh, sì, ci piacerebbe anche dare la possibilità ai nostri autori, se un giorno ci saranno i mezzi per farlo).
- Un Progetto viene considerato definitivamente aperto una volta raggiunto il numero minimo di 6 storie
Per il progetto specifico, potete leggere il regolamento ed iscrivervi nel nostro Forum.
Sperando che siate in tanti a partecipare, vi auguro buona scrittura.
recensione a cura di ReineMauvaise, 17:49
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sabato, 08 dicembre 2007
Titolo: Home Sweet Home
Autrice: Kodamy.
Link: EFP.
Serie: Naruto
Genere: Romantico, Malinconico, Drammatico
Rating: Giallo
Personaggi: Naruto Uzumaki, Sakura Haruno, Sasuke Uchiha
Note: Spoiler, What If? (E se...)
Tipologia: Fanfiction
Pubblicata dal: (su EFP) 30 Agosto 2006.
Capitoli: 15
Conclusa: Sì
Riassunto dell'autrice: "Sakura ormai si era rassegnata al vederlo tornare a casa da morto.
C’era voluto tanto per convincersene…
… non tornerà più, vero?
… ma ce l’aveva fatta. A malincuore, ma ce l’aveva fatta.
Mai più.
Allora perché…?
Perchè lui aveva deciso di infrangere quella convinzione, così tenacemente costruita?
Perchè l'aveva tentata con un ritorno a lieto fine, per poi...
… Non era giusto.
Non era affatto giusto."
Riavvolgiamo il nastro.
Fandom? Naruto.
Genere? Drammatico.
Rating? VM14.
Nel riassunto introduttivo l'autrice specifica che quella che leggeremo sarà una SasuSaku, ovvero una storia incentrata sulla coppia Sasuke Uchiha e Sakura Haruno.
State tremando, non è vero?
Questo perchè il rapporto che sta fra serie famosa e storie sulla suddetta serie famosa è direttamente proporzionale: quanto più un anime o manga è conosciuto e magari è trasmesso in tv il primo pomeriggio da una qualsivoglia rete televisiva italiana, tante più saranno le fanfiction incentrate su quell'anime o manga specifico. Questo, spesso, a discapito della qualità.
Aggiungeteci che la coppia SasukexSakura è una delle più amate tra i fan di Naruto...
E tremerete di paura.
Ma sbagliereste, perchè la storia che ho scelto di recensire soddisfa sì tutti i requisiti fin'ora elencati, però ne soddisfa anche altri: una trama sensata, uno stile piacevolissimo, personaggi rigorosamente IC, un finale per niente scontato, colpi di scena ai punti giusti, un intreccio che coinvolge il lettore.
Parlo da fan di Naruto e della coppia SasuSaku, d'accordo, ma leggendo "Home Sweet Home" è stato come essere lì. Vivere a Konoha per i due giorni nei quali ho letteralmente divorato questa storia, osservare da vicino il comportamento dei personaggi, assaporare l'atmosfera malinconica che si respira nel villaggio.
La vicenda è narrata dal punto di vista di Sakura e dal punto di vista di Sasuke, dunque il lettore è guidato in questo viaggio initerrotto nell'universo dell'una e nell'universo dell'altro.
Riemergono sottintesi rimasti in sospeso per i tre anni nei quali Sasuke ha abbandonato Konoha, i sentimenti di Sakura, cristallizzati per tutto questo tempo, tornano a pulsare di una nuova vita e Naruto, l'eterno amico, si trova di nuovo ad affrontare una situazione dolorosa contro cui non può fare nulla. L'autrice dà la sua spiegazione per il ritorno di Sasuke al Villaggio del Fuoco ed è come se, con questo ritorno, l'intera Konoha tornasse a dipanare i fili di una trama che per tre anni aveva abbandonato in un angolo a coprirsi di polvere. Un ritorno alla vita, ecco.
E poi, il pregio migliore dell'intera storia: il canon. Il canon, questo sconosciuto, così tante volte bistrattato, mutilato e sfregiato.
In "Home Sweet Home" Haruno Sakura è Haruno Sakura. Non diventa una superstar dalle cosce mozzafiato e dai setosi capelli color palissandro, è semplicemente lei, Sakura, con le lacrime che nasconde da tre anni, con la sua incrollabile volontà nell'aspettare il ritorno di Sasuke-kun, con la sua "vita piena di amore". E Uchiha Sasuke, il rinnegato, è Uchiha Sasuke, con tutti i suoi pregi e soprattutto coi suoi molti difetti: la mancata maturazione, l'egoismo, i timori ancora infantili, il carattere tagliente. Non è Sasuke che da un momento all'altro si trasforma nel ragazzo che tutte avremmo voluto avere, è Sasuke Uchiha proprio come Masashi Kishimoto l'ha descritto.
Ma il sapiente uso del canon non si esaurisce ai due protagonisti, coinvolge anche tutti gli altri personaggi che, volenti o nolenti, sono testimoni del ritorno di Sasuke a Konoha, quindi Naruto, Ino, Kakashi, Tsunade. Perfino i "cattivi" della situazione, Itachi, Orochimaru -anche se la sua presenza non è mai esplicitata, è più simile a quella di uno spettro che grava sulle vite dei protagonisti- e Kisame, sembrano ritagliati lungo le linee tracciate dal loro creatore. Nell'intera storia non c'è una reazione spropositata, un dialogo poco convincente, una descrizione idealizzata, per questo è una bella storia, una storia che si legge volentieri e fa commuovere gli animi sensibili -come la sottoscritta, ammettiamolo.
L'epilogo non è scontato, è tormentato come gli stessi Sasuke e Sakura, e fa sorridere, fa sperare che alla fine la conclusione scelta da Kishimoto per questi due personaggi non sia poi così diversa dalla storia appena letta. E' un invito a credere e a sperare che i sogni possano avverarsi un giorno o l'altro, non importa quanto tempo si è speso prima che si realizzino, non importa quello che è cambiato nel frattempo. Ma il messaggio contenuto fra le righe non è solo questo, certo. Io posso solo banalizzarlo, a differenza della storia di Kodamy.
Perciò, se amate le buone storie su Naruto, se amate il pairing Sasuke/Sakura, se volete leggere righe che parlino della serie che vi piace e non delle fantasie di uno scrittore di fanfiction, leggete questa storia. Non ne rimarrete delusi.
recensione a cura di Hipatya, 12:06
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mercoledì, 31 ottobre 2007
"In molti casi il lavoro del critico è facile. Noi rischiamo molto poco e ci avvaliamo di una posizione di privilegio. Noi godiamo delle critiche negative, che ci divertiamo a scrivere e sono spassosissime da leggere. (...) Ma ci sono delle volte in cui un critico rischia veramente qualcosa, quando scopre e difende qualcosa di innovativo. L'altra sera ho fatto esperienza di qualcosa di nuovo, una cena eccezionale cucinata da mani inaspettate. (...) Non tutti possono diventare dei grandi artisti, ma un grande artista può nascondersi ovunque."
Anton Ego, critico gastronomico
recensione a cura di CieloAmaranto, 13:35
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